Appunti di storia locale - prima parte: il cimitero del Borgo

News del: 29-04-2020

San Colombano, da casa 26 aprile 2020

I cancelli chiusi del cimitero per il contenimento del contagio hanno interrotto la foscoliana corrispondenza d’amorosi sensi con i cari defunti.

Non si può accedere alle tombe. Non si può sostare davanti alle lapidi dei monumenti funebri. Sui muri esterni della recinzione muraria altre lapidi, tuttavia, possono invitare i banini a rivolgere lo sguardo, sinora distratto, trascurato per la comprensibile premura di dirigersi verso il viale della memoria familiare.

Le lapidi sono di grandezze ben visibile. Sono sette: tre a sinistra dell’ingresso e quattro a destra. La memoria che  queste belle lastre di marmo vogliono risvegliare è quella di defunti concittadini illustri.

L’apertura dell’attuale cimitero, che non viene più indicato come “nuovo”, perché il “vecchio” ha ripreso la propria storica denominazione di “Lazzaretto”, risale al 1936. La data è documentata sul muro della stanza del custode a sinistra della porta. La costruzione sull’area “Le Carrettine”, tra il paese e la frazione Campagna, fu resa necessaria dall’accresciuta popolazione per l’incremento portato dalla Casa di Salute Fatebenefratelli.

Gli amministratori comunali del tempo scelsero i nomi insigni da apporre sulle lapidi per suggerimento di studiosi seri e preparati. Non mancavano in paese presenze di intellettuali vivaci e propositivi. Le lapidi, come tutte quelle poste in vari luoghi e in vari tempi, hanno perciò importanza storica, perché testimoniano la cultura del tempo in cui furono poste. È duplice la funzione memoriale: interna per i nomi incisi nella pietra, esterna per le menti che le hanno progettate.

La prima osservazione che suscita una sosta davanti a questi marmi è che i nomi celebrati non sono quelli di militari e combattenti, ma uomini d’ingegno che si segnalarono in opere di pace. I sette personaggi consegnati al ricordo marmoreo sono: storici, pittori, giuristi, campioni sportivi. Seconda osservazione è che gli studiosi locali, appassionati di storia patria si avvalsero delle conoscenze note, e consolidate ai loro giorni, perciò l’incisione dei nomi degli artisti Lanzani, Andrea e Carlo Antonio, fu ispirata dalla certezza che il cognome molto diffuso In paese, fosse inoppugnabile prova della loro origine banina. Solo studi di questo millennio hanno consentito la consultazione archivistica, la quale ha appurato che nacquero a Milano. La data di nascita è segnalata con approssimazione vicina al vero per Andrea 1640, invece di 1641, per Carlo Antonio 1650 invece di 1639. Corretta la data di morte di Andrea, 1710, errata quella di Carlo Andrea che non morì nel 1707, ma nel 1710 a Lodi.

Il valore dei due artisti è motivo di onore per il ricordo nel paese. Furono famosi come i migliori del loro tempo, la seconda metà del Seicento, Andrea fu pittore attivo a Milano, in Lombardia e a Vienna. Con il fratello Carlo Antonio lavorò per la decorazione dell’abside nella chiesa dell’Incoronata a Lodi. Carlo Antonio, intagliatore, realizzò il magnifico coro ligneo ed eseguii opere anche a San Colombano per incarico del parroco Ciserani, amico del poeta Francesco de Lemene, il quale aveva affidato ai Lanzani le opere nel tempio lodigiano.

Dubbi sull’origine banina dei fratelli Lanzani aveva avanzato lo studioso di storia locale, l’avvocato Giovanni Battista Curti Pasini (1889-1953), perché nel secolo scorso non aveva trovato prove nella consultazione degli archivi parrocchiali.

Questo personaggio, che si dedicò con passione e competenza alla ricostruzione di vicende del passato del paese su basi documentarie e non puramente leggendarie o di tradizione orale, è una figura di merito nella memoria collettiva. Non la sola.

Una studiosa di storia locale.

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